Come rinegoziare un mutuo: guida al credito

Come rinegoziare il mutuo: chi ne ha diritto

Rinegoziare il mutuo può sembrare difficile, a volte impossibile, eppure è molto può semplice di quanto si possa pensare. A fare muro è il classico atteggiamento delle banche, rigoroso e conservativo. In compenso, però, il contesto normativo dà una grossa mano ai debitori che vorrebbero ridiscutere i termini. Il problema, quindi, è sapere cosa fare, come muoversi. La domanda da porsi non è “se” sia possibile rinegoziare un mutuo ma come rinegoziare un mutuo.

Va specificato innanzitutto la tipologia di debitore che è in grado di farlo. Questi deve avere le carte in regola. In parole povere, deve essersi conquistato la fiducia della banca.

Come rinegoziare un mutuo: i requisiti

Nello specifico, deve aver pagato sempre le rate in tempo; deve essere cliente dell’istituto anche per ciò che riguarda altri prodotti, come conti correnti, fondi, libretti del risparmio; deve manifestare la seria intenzione di procedere con la surroga, e magari avere già con sé alcuni preventivi.

Infine, deve riuscire a dimostrare che il suo non è un capriccio, ma che la volontà di rinegoziazione procede da una necessità reale, e quindi da difficoltà economiche che, presumibilmente, non dipendono da lui.

Cosa vuole dire rinegoziare un mutuo? Cosa si ottiene veramente? E’ piuttosto improbabile che una banca conceda una sospensione delle rate, se ciò non è contemplato dal contratto di stipula.

E’ assai più facile ridiscutere gli spread, ossia la differenza tra la parte di rata determinata dai parametri di riferimento (IRS per i tassi fissi ed EURIBOR-BCE per i tassi variabili). E’ molto facile anche farsi ridurre i costi di gestione, che in alcuni casi possono essere anche piuttosto elevati.

Rinegoziare il mutuo: il comportamento delle banche

Perché mai una banca dovrebbe accettare una rinegoziazione? Rispondere vuol dire diventare consapevoli di come rinegoziare un mutuo. Il segreto è proprio questo: conoscere il punto debole delle banche. In questo caso, la paura, e nello specifico la paura di perdere il cliente, soprattutto se il cliente è un buon pagatore (per questo l’erogazione tempestiva delle rate è un requisito essenziale).

Una paura giustificata: il contesto normativo, oggi, checché ne dicano i complottisti, non è favorevole alle banche. Il decreto Bersani del 2007 ha liberalizzato l’istituto della surroga e vietato le penali. I debitori possono trasmigrare potenzialmente da un momento all’altro e lasciare il creditore con il cerino in mano.

Un'altra paura riguarda le procedure di riscossione. Chi ha contenziosi con le banche sa che tali procedure sono implacabili, ma ciò non vuol dire che alla banca piaccia impegnarsi nel recupero dei crediti. E’ infatti un’attività lunga e faticosa, che nella migliore delle ipotesi dura un anno. Per questo motivo è bene addivenire, se possibile, a un accordo con il debitore in difficoltà.

 

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